The Drama – A quale immagine apparteniamo?│Recensione

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Data di pubblicazione: 06/04/2026

In una società sempre più soggetta al dominio dell’immagine pubblica su quella reale, uno dei drammi maggiori che possano capitare è la rivelazione di un segmento privato della propria vita in completo contrasto con la forma identitaria che il mondo conosce di noi. 

Charlie ed Emma si stanno per sposare. Lui ha conosciuto lei fingendo di aver letto Il danno di Josephine Hart, da cui poi è stato tratto l’omonimo film di Louis Malle. Il regista Kristoffer Borgli condensa nell’incontro tra i due novelli sposi un discorso politico ed estetico affrontato fin da DRIB (2017): la recita che dobbiamo mettere in scena per affrontare il mondo digitale di oggi, perennemente abitato da avatar che non sono altro che i nostri simulacri farlocchi. 

L’abbattimento del confine tra vita e rappresentazione appare, dunque, la linea rossa invalicabile da cui poi è impossibile tornare indietro proprio perché completamente avulsa dal buon costume che impera oggi. D’altronde la rivelazione della “cosa peggiore mai fatta nella vita” da parte di Emma durante una cena tra amici, assume ben presto i connotati di un agente esterno patogeno pari a L’ospite del Teorema di Pasolini.

Eppure il segreto di Emma è perfettamente legato non solo alla cultura statunitense, ma anche alle forme di produzione della realtà che fagocitiamo quotidianamente. Non è dunque un caso che Charlie lavori in un museo in cui gli oggetti esposti rappresentano un’idea di mondo, di cultura pronta a essere osservata minuziosamente – sebbene a distanza di sicurezza – in modo tale da non influire troppo sulla nostra personale visione delle cose.

 

In The Drama, così come in Sick of Myself  e – in parte – in Dream Scenario – “mostrarsi” appare il verbo da declinare all’imperativo, tanto da caratterizzare l’effettiva messa in scena del film con sequenze immaginate o realmente accadute pronte a fondersi, portando lo spettatore a dubitare delle parole (e del segreto: è accaduto veramente?) dei due sposi.

Una relazione privata e pubblica che diventa una parabola catastrofista capace di mettere in crisi i paradossi della società contemporanea, la quale ammette debolezze a patto che non intacchino ciò che oggi è considerato accettabile. Il livello di allegoria in The Drama è dichiarato, ridotto ai minimi termini in un mondo, appunto, abituato ormai a percepire solo la superficie e, di conseguenza, superficiale anche nella lettura delle immagini.

Non resta che prolungare questa doppia vita, trovando un dolce compromesso, come nel finale, che sembra appartenere alla vertigine del recente Sentimental Value, in cui il cinema e la recita rappresentano l’unica via possibile per affrontare il trauma dell’essere al mondo.

Se è un bene o un male, questo resta a noi deciderlo.

Voto: 7

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