Truffa a regola d’arte – Quanto pagheresti per un falso?│Recensione
Data di pubblicazione: 22/06/2026
“Avviso agli spettatori. Il detentore dei diritti di Alberto Giacometti ha negato il permesso di mostrare le sue opere. Per questo motivo, alcune opere saranno oscurate, per non incorrere a violazioni di copyright”.
A parlare direttamente in camera è il falsario Robert Driessen che per anni è riuscito a plasmare con le sue mani centinaia di sculture emule dell’intera opera di Giacometti, rivendute poi sul mercato.
Quello mostrato da Stefano Strocchi in Truffa a regola d’arte appare fin da subito come un cortocircuito in cui le immagini delle sculture autentiche non possono essere mostrate: il falso diventa visibile, libero di circolare ed essere alla portata di tutti (tasche e occhi) ponendo immediatamente l’accento sul problema della contraffazione. Quindi la riflessione sul valore originale di un’opera acquista rilevanza , lungo la durata del documentario, nel momento in cui lo spettatore vorrebbe porre un confronto tra le contraffazioni realizzate da Driessen e quelle originali realizzate da Giacometti.
Come distinguere dunque il vero dal falso?

Ecco che in Truffa a regola d’arte lo spettatore si immedesima sempre più negli acquirenti che sono stati ingannati nella compravendita di opere false, perché privati della conoscenza del parametro originale. Il valore identitario della scultura di Giacometti passa in secondo piano, dato che a dominare è la quotazione in denaro che l’oggetto possiede per ciò che rappresenta agli occhi di un mercato dell’arte sempre più speculativo. Così facendo, Strocchi scoperchia i meccanismi che attribuiscono valore all’opera d’arte, mostrando come per un esperto distinguere una scultura autentica di Giacometti da una contraffazione sia, in fondo, un’operazione relativamente semplice.
A rendere possibile il sistema della falsificazione non è quindi la qualità dell’oggetto contraffatto, bensì l’avidità di chi lo acquista attraverso canali opachi nella speranza di rivenderlo a un prezzo enormemente superiore: il danno e la truffa dilagano non solo grazie all’abilità del falsario quanto alla speculazione che alimenta il mercato. Seppur uno dei riferimenti più immediati sia inevitabilmente F come Falso di Orson Welles, Truffa a regola d’arte sembra interessarsi meno alle implicazioni filosofiche dell’autenticità e della rappresentazione e più alle dinamiche economiche e criminali che permettono al falso di circolare.
Strocchi perciò sposta progressivamente il focus della narrazione verso i territori del true crime, adottandone alcuni codici consolidati del genere tra reenactment delle indagini e interviste lasciando invece sullo sfondo – come un’opera originale di Giacometti – il falsario Driessen, una presenza spettrale pronta a tornare sempre in circolazione.
Voto: 6
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