John Ford e Clint Eastwood: I due sentieri del giuramento- I film si parlano (se li lasciamo parlare) │Recensione

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Data di pubblicazione: 22/09/2026

Dopo una collaborazione cinquantennale pressoché esclusiva, che ha fruttato più di 40 lungometraggi i quali hanno quasi sempre ampiamente ripagato i costi di produzione (spesso contenuti, peraltro), l’ultimo film di Clint Eastwood, Giurato N. 2 (2024), è stato distribuito da Warner Bros. senza alcuna convinzione. Uscito in un numero limitato di sale negli Stati Uniti (il cui incasso non è mai stato comunicato dalla major statunitense), il film ha comunque incassato 27 milioni di dollari all’estero, quasi ripagando il budget di 35 milioni, a cui non vanno aggiunti in questo caso eccessivi costi di marketing. Questa scelta, che romanticamente potremmo definire irriconoscente, specie se attuata nei confronti di uno dei pochi indiscutibili giganti del cinema ancora in vita come Clint (ma sappiamo che la riconoscenza a Hollywood non è moneta corrente), sarebbe da spiegarsi con l’avversione al rischio del CEO David Zaslav, che riterrebbe i film di Eastwood non più in sintonia con i gusti del pubblico.

In altre parole, a poche candeline dal secolo di vita Eastwood farebbe film che sono ormai fuori dal tempo. Questa conclusione appare forse persino ovvia dal punto di vista anagrafico, tutta da dimostrare per quanto riguarda il riscontro di pubblico, visto che appunto gli incassi al botteghino di Giurato N.2 non sono stati così disastrosi, ma forse ancora più interessante se la si analizza dal punto di vista cinematografico: a che cinema guarda, Giurato N.2?

Una risposta sorprendente e illuminante a questo interrogativo l’ha trovata uno studioso instancabile del cinema di Clint Eastwood, il professore, youtuber, divulgatore e (ormai a pieno titolo) critico cinematografico Adriano Della Starza, che in John Ford e Clint Eastwood: I due sentieri del giuramento, uscito per Bietti nella collana Fotogrammi con prefazione di Pier Maria Bocchi, fa dialogare Giurato N.2 con quello che forse è il massimo capolavoro di John Ford, ovvero Sentieri selvaggi (1956).

In particolare, Della Starza mette in risalto un gioco di rime e dissonanze tra Ethan Edwards, il John Wayne di Sentieri selvaggi, soldato dell’esercito confederato uscito sconfitto dalla Guerra di Secessione, e Harold Chicowski, ex poliziotto che serve nella giuria di Giurato N.2 interpretato da JK Simmons. Lungi dall’essere il protagonista del film, Chicowski è un fioraio come lo stesso Clint in The Mule, ex detective dal nome che rimanda a Harry Callahan (a cui lo accomuna anche una specifica gestualità), e viene individuato da Della Starza come l’alter ego dello stesso Eastwood.

È curioso come, nello stesso film, chi scrive avesse individuato la procuratrice Faith Killebrew, interpretata da Tony Collette, come altro personaggio dai forti tratti eastwoodiani: una donna che, come Sully, Chris Kyle, Richard Jewell, Eastwood stesso in The Mule e mille altri personaggi di una galleria complessissima eppure incredibilmente coerente, giunta al 42esimo ritratto, umanamente sbaglia e, nonostante ciò, alla fine riesce comunque a far bene il proprio lavoro.

In una delle prime scene di Sentieri selvaggi viene chiesto ad Edwards di giurare per essere accolto nei Rangers. Ethan, che aveva già prestato giuramento nell’esercito sudista, si rifiuta, rispondendo che gli uomini, secondo lui, sono bravi a fare un solo giuramento alla volta. Harold Chicowski al contrario è “un uomo che giura due volte“. Quando la giudice riprende lui e Justin Kemp (il protagonista, interpretato da Nicholas Hoult) per avere violato il loro giuramento come giurati (Della Starza analizza correttamente le battute in lingua originale, poiché nella traduzione italiana “giuramento” viene tradotta con “parola”, probabilmente per evitare una ripetizione. n.d.r.), Harold risponde di aver in realtà tenuto fede al proprio giuramento come poliziotto.

In questo gioco di specchi tra due film distanti nel tempo, nei generi di riferimento e nella considerazione critica, Della Starza individua due distinte modalità di rapporto tra l’individuo e il sistema, un tema centrale tanto nella filmografia di Ford quanto in quella di Eastwood, che per voce del suo stesso personaggio in Debito di sangue (2002) sosteneva:

“If you can’t protect the integrity of the system, there is no system”.
.

Se da una parte Ethan Edwards è istintivamente consapevole delle faglie di un sistema che richiede a un uomo di giurare due volte, e dunque preferisce rimanere chiuso nelle sue “granitiche certezze”, al contraro Harold Chicowski, e quindi Eastwood, scava nelle dissonanze del sistema indagandone le contraddizioni, si compromette persino, “non perché si illuda che giungere a un mondo migliore sia facile, ma perché ritiene che sia necessario provarci” (Della Starza, 2026, p. 75).

Clint, che in vita sua non ha mai scritto una riga di sceneggiatura, è riuscito sin dal suo esordio dietro la macchina da presa (Brivido nella notte, 1972) a mettere insieme una filmografia incredibilmente coerente dal punto di vista non solo stilistico, ma anche tematico e concettuale. Un’opera che, come con tutti i registi prolifici, va guardata come parte di una visione di insieme, analizzando le variazioni sul tema, prendendo ogni singolo film come l’ampliamento di un discorso intrapreso decenni prima.

La passione viscerale di Adriano Della Starza per l’opera di Clint (e di Ford) trasuda da ogni riga di John Ford e Clint Eastwood: I due sentieri del giuramento, senza che la lucidità critica e analitica sia mai subordinata alla passione cinefila. L’autore prende in considerazione opere “meno battute” della filmografia di Eastwood, film spesso ritenuti “minori”, come Fino a prova contraria (1999), che si rivelano però tasselli imprescindibili per scorgere in Giurato N.2 tutte le sfumature che il pensiero di Clint ha incarnato nel corso degli anni. In un presente che corre veloce, in cui il dibattito sui film viene esaurito in poche settimane (nei casi più fortunati, come con Odissea) quando non in pochi giorni, il libro di Della Starza è un’occasione per fermarsi e tornare a riflettere sul lavoro di due maestri inesauribili, i cui film non finiscono mai di parlare direttamente al nostro presente.

Un classico è un’opera universale, che continua a comunicare attraverso il tempo fornendo sempre chiavi di lettura floride e non banali sulla contemporaneità e sul vissuto di chi ne fruisce. Nessuno, oggi, si sognerebbe di mettere in dubbio lo status di “classico” attribuito a Sentieri selvaggi, seppure alla sua uscita il film di Ford venne piuttosto frainteso da buona parte della critica, salvo poi essere oggetto di una straordinaria rivalutazione nel corso dei decenni successivi.

In un’epoca in cui facciamo fatica ad individuare nel cinema del presente opere che possano raggiungere in futuro questa nobile classificazione, Della Starza ci suggerisce, sussurando, in punta di penna, che forse anche un’opera apparentemente minore, sepolta dalla sua casa di distribuzione e pressoché scomparsa dal dibattito critico come Giurato N.2, può ambire a pieno titolo a diventare un “classico”. Lo fa stabilendo una connessione, un ponte, tra due opere che nessuno (a quanto ci risulta, se non altro) prima aveva fatto comunicare; di più, due opere che forse nemmeno nelle intenzioni di Eastwood stesso avevano intenzione di comunicare!

Perché i film, che lo voglia(n/m)o o no, si parlano: basta che li lasciamo parlare.

 

Della Starza, A. (2026). John Ford e Clint Eastwood: I due sentieri del giuramento. Bietti Fotogrammi.

 

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