Nouvelle Vague – Per fare un film basta poco│ Recensione
Data di pubblicazione: 10/03/2026
Nouvelle Vague di Richard Linklater mette in scena con precisione mimetica invidiabile la cronistoria della lavorazione del film di rottura del cinema moderno, nonché esordio al lungometraggio di Jean-Luc Godard, Fino all’ultimo respiro. Linklater però non si limita a costruire un film basato su citazioni godardiane e omaggi cinefili a quei giovani turchi in grado di rivoluzionare un’arte copiando il cinema che avevano imparato ad amare alla Cinémathèque tra una sigaretta e l’altra.
Il regista del Texas non a caso chiama il film Nouvelle Vague che, oltre a essere una corrente cinematografica, appare qui come una sorta di sentimento. Il critico cinematografico Alexandre Astruc nel 1948 teorizza il concetto di caméra-stylo, secondo cui il cinema – in estrema sintesi – assumeva il ruolo di un linguaggio atto a riflettere i pensieri del regista proprio come la penna stilografica faceva con il poeta.
Ecco che il genio artistico di Godard, ben esposto da Linklater, emerge in una costruzione del film che appare seguire un flusso di coscienza rapsodico, figlio di una ricerca dell’emozione volta a sommergere la linearità del racconto fregandosene di tutte le regole di raccordo che avevano a che fare con il Cinema dé papa.

Un’idea di cinema quella di Godard – parafrasando Carmelo Bene – che visita la vita e non che si fa visitare. E Nouvelle Vague, che di questo racconto di un cinema in costante “divenire” ne è una celebrazione, diventa una sorta di archivio volto a proporre un ritratto di un’epoca – non a caso tutti i personaggi sono presentati con un piano medio a favore di camera con tanto di nome a fare da descrizione – dove la celebrazione per il gesto artistico coincideva con la sua messa in scena. Un’operazione romantica quella di Linklater, dunque, che si rifà all’immediatezza e apparente semplicità di quella ondata storica per mostrare come per realizzare un film basta(va) veramente una “Donna e una pistola”.
Ed è un concetto che appare oggi, come lo era all’epoca di Fino all’ultimo respiro, ancora rivoluzionario sommersi quali siamo da budget gargantueschi per opere minuscole (giusto per sparare sulla croce rossa: pensiamo al budget di 28 milioni di euro di Buen Camino).
Un richiamo alla semplicità quello di Nouvelle vague che, forse, in un’epoca così preoccupata a rincorrere affannosamente ogni evoluzione tecnologica e di linguaggio di pseudo intelligenze artificiali varie può apparire quasi conservatore ma al tempo stesso sovversivo.
Voto: 8
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