Scarlet – Principessa nell’avèrno│ Recensione

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Data di pubblicazione: 20/02/2026

Per la terza volta di fila Mamoru Hosoda, autore ormai solido nel panorama nipponico (e internazionale) contemporaneo, decide di scegliere una giovane donna come protagonista: Scarlet.

Il destino della ragazza è segnato, prestabilito tanto quanto il nome che ne determina i capelli scarlatti. Non è Lady Snowblood, ma è comunque una figlia della vendetta, principessa devota del giusto e buono Re Amlet, assassinato davanti ai suoi occhi per ordine dello zio Claudius, usurpatore del trono e amante della madre.

Giunta negli inferi privi di spazio e tempo (ma ornati dalla dantesca “Lasciate ogne speranza voi ch’intrate”), Scarlet continuerà a cercare la sua vendetta anche dopo aver incontrato Hijiri, giovanissimo paramedico della Tokyo contemporanea che afferma di non essere morto e di trovarsi nell’avèrno per errore.

Dopo aver declinato quasi ogni rapporto familiare nei precedenti La ragazza che saltava nel tempo, Summer Wars, Wolf Children e The Boy and the Beast, l’autore di Toyama leviga il suo ultimo progetto — sviluppato in quattro anni — attorno a una protagonista incastrata in un destino odioso e a personaggi che sembrano voler evadere dai propri rigidi topoi narrativi.

 

Scarlet è uno Shojo mascherato, cangiante, che prova a plasmarsi a seconda dello sguardo del ricevente (sul successo della procedura chi scrive nutre qualche remora), proponendo riferimenti shakespeariani espliciti, quadri infernali di rara bellezza — tra ventricoli rocciosi e deserti estenuanti — e scene d’azione ben coordinate.

Nelle battute iniziali, Hosoda sembra perfino ammiccare a un altro Mamoru, proponendo toni che rimandano alle uova angeliche di Oshii. Un esperimento episodico e flebile – per quanto tecnicamente notevole – che, nelle intenzioni del regista, dovrebbe tenere insieme la cornice che avvolge il contenuto di Scarlet, riproponendo un familiare pastiche cultural-occidental-nipponico già esplorato da altri autori.

In Scarlet convivono molteplici generi, temi ed elementi: fantasy d’animazione medievale, storia di formazione, opera metafisica esistenzialista contro la guerra, romance in tecnica mista (il consueto mix tra 2D tradizionale, integrazione di CGI/3D e compositing digitale avanzato).
Questa coesistenza risulta talvolta efficace, in ampi passaggi più flebile: ne emerge un’opera irrequieta e stratificata che, pur ricca di suggestioni, non ritrova l’equilibrio limpido dei suoi vertici precedenti.

Voto: 6.5

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