The Loneliest Man in Town – L’ultimo dei bluesman│ Recensione
Data di pubblicazione: 21/02/2026
Al Cook è l’uomo più solo della città. Un tempo, però, non era così. Al Cook era solito esibirsi nei locali di Vienna con la sua chitarra accompagnata da una voce profonda e dolente come quella di un bluesman degli anni ‘50.
Ora di quell’epoca non è rimasto più nulla, se non un agglomerato di cimeli che sembrano appartenere a un passato lontano anni luce. The Loneliest Man in Town, il nuovo film della coppia di cineasti Tizza Covi e Rainer Frimmel, è il ritratto di un antieroe che sembra uscito da un film di Jim Jarmusch, così fuori dai tempi e dalle mode di oggi che appare quasi come un personaggio frutto della fantasia di un nostalgico. Eppure, come era già stato per Vera, i due registi lavorano sul e nel confine tra documentario e finzione inseguendo Al Cook in uno spazio atto a demolire il concetto di set cinematografico per spalancare la porta del mondo reale.
L’entrata della macchina da presa in un ambiente domestico così personale appare quasi come una violazione di un patto taciuto tra lo spettatore e il cinema, dove il concetto di finzione diventa flebile e non più rilevante. Così, quando una società immobiliare vuole cacciare Al Cook dalla sua casa facendo intervenire personaggi dalla dubbia moralità ma al tempo stesso comici – ma di quella comicità scandinava à la Kaurismaki – non ci si pone più la questione se ciò che vediamo è frutto di una messa in scena o meno.
Una volta, dunque, costruita la cornice della realtà tutto appare lecito e credibile.

Nel raccontare un personaggio così fuori dagli schemi – come lo era Vera Gemma – The Loneliest man in Town assume uno spessore identitario concreto, autentico, che offre una riflessione non banale sul valore del ricordo e sulla gabbia della nostalgia. Al Cook ha sognato per tutta la vita gli Stati Uniti, collezionando ogni oggetto che avesse a che fare con Elvis Presley e cantando alla stregua del Re sulle rive del Danubio come se si trovasse sul delta del Mississippi.
Il crepuscolo però del mondo di Al appare ormai sul punto di spegnersi definitivamente, oscurato da una società che corre sempre più veloce – in completa antitesi con i tempi del bluesman di Vienna – e che segue voracemente le regole del capitale facendosi beffe della storia.
E la casa di Al che man mano si svuota di tutti i poster, vinili, dvd e ritagli di giornale ha le note di un ultimo brano malinconico, cantato con voce roca, verso un’idea di vita che guardava al futuro con gli occhi di chi aveva ancora fiducia nel mondo.
Voto: 8
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