Un semplice incidente – La misura del dubbio│Recensione

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Data di pubblicazione: 10/11/2025

Gli orsi che minacciano il villaggio non esistono, sono solo un’invenzione per terrorizzare le persone in modo tale che i potenti restino per sempre potenti.

La paura, in Gli orsi non esistono di Jafar Panahi, era figlia del fuori campo, relegata allo spazio invisibile che né lo spettatore né i protagonisti del film potevano vedere: il male come l’ombra del governo iraniano pronta a espandersi a macchia d’olio per inglobare gli atti di resistenza dei ribelli. E se, invece, gli orsi si mostrassero veramente?

Jafar Panahi in Un semplice incidente, il suo nuovo film apertamente di finzione, mette in scena la storia di vendetta di un uomo che rapisce un padre di famiglia convinto che quest’ultimo sia stato il suo aguzzino in prigione. Il fuori campo, questa volta, è il macguffin a cui il film si appoggia per insinuare dubbi e ribaltare prospettive. Come se Panahi nel costruire una narrazione che si rifà all’esperimento di Stanford dove le vittime diventano i torturatori, spingesse al limite l’asticella morale dello spettatore interrogandolo continuamente sulla posizione da prendere: è giusta la vendetta? Come fidarsi di quello che non si è visto ma solo percepito? Il perdono, una volta chiarite le responsabilità, è sempre la scelta giusta?

 

Una sorta di delitto e castigo in cui i personaggi si scontrano dentro un furgone come se fossero sulla carovana di Ombre Rosse di John Ford, dove l’atmosfera di pericolo imminente non proviene però da un possibile assalto dei briganti ma è all’interno del campo visivo, un baule con dentro un corpo agonizzante.

Il viaggio nel deserto non è più verso il superamento di un confine fisico ma morale con cinque personaggi alla ricerca di un’ipotetica – e utopistica – catarsi interiore.

Nel trovare una misura al dubbio, però, si percepisce un’eccessiva voglia da parte di Panahi di essere chiaro, di sottolineare ogni riferimento – Aspettando Godot è citato esplicitamente ma parte della scenografia era già un programma – risultando in più occasioni esasperante nei dialoghi. L’incertezza, dunque, fa spazio all’evidenziatura – a parte lo splendido finale – ma a ragione: Un semplice incidente è il primo film del cineasta iraniano girato in libertà e il suo urlo di rabbia non poteva che essere assordante.

Vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes del 2025.

Voto: 7

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