La prima notte di quiete – Amore e morte nella Rimini degli anni ’70

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Data di pubblicazione: 23/07/2025

“Perché la morte è la prima notte di quiete?”

– Perché finalmente si dorme senza sogni.

 

Nell’ottobre del 1972 arrivò nelle sale italiane La prima notte di quiete , film di Valerio Zurlini che ne curò anche la sceneggiatura insieme a Enrico Medioli.

Nato a Bologna nel 1926, Zurlini è stato uno dei registi italiani più importanti ma probabilmente anche fra i meno noti della sua epoca, dominata da giganti come Federico Fellini e Luchino Visconti . Leone d’oro nel 1962 per Cronaca familiare , commovente racconto del complesso rapporto fra due fratelli interpretati da Marcello Mastroianni e Jacques Perrin, Zurlini ha trattato il tema dell’ amore passionale e impossibile nelle altre sue opere di maggior fortuna, Estate violenta e La ragazza con la valigia in primis, realizzate a cavallo fra gli anni ’50 e ’60, per poi continuare la sua esplorazione in tal senso con La prima notte di quiete, terminando quella che è stata successivamente indicata come la “trilogia adriatica”.

Il trailer de La prima notte di quiete.

 

Una storia d’amore impossibile

Il film narra di Daniele Dominici, professore di lettere chiamato a fare una supplenza in un liceo classico di Rimini, senza una definita vocazione per questo mestiere: uomo dal passato oscuro, Dominici stringerà amicizia con un gruppo di bighelloni locali e si innamorerà di Vanina Abati, sua studentessa dal passato altrettanto tormentato. Sul loro amore penderanno due spade di Damocle: la compagna di lui, che vive in uno stato di forte depressione; l’amante di lei, personaggio losco e poco raccomandabile.

Dominici e Vanina si muovono in una Rimini dai toni cupi e autunnali, spesso sottolineati da inquadrature di spiagge ventose e stabilimenti balneari deserti, sulle note malinconiche delle musiche di Mario Nascimbene coi suoi ritmi jazz e blues (rimarchevole la prova del sassofonista Gianni Basso sin dall’apertura della pellicola): ottima la fotografia curata da Dario Di Palma che restituisce, attraverso immagini fredde e colori desaturati, l’inquietudine dei personaggi e l’atmosfera d’incombente tragedia su di essi.

Uno scorcio di Rimini mostrato nel film.

 

Zurlini e i rimandi a Fellini

La città e le compagnia frequentata da Dominici non possono non ricordare I vitelloni, uno dei tanti capolavori di Federico Fellini: come nel film del maestro riminese, anche qui è presente un gruppo di amici che trascorrono la loro vita fra ozio e indolenza, incapaci di evadere dalla mediocrità che li circonda; tuttavia, mentre Fellini guardava ai suoi personaggi con occhio bonario e indulgente, Zurlini dipinge la combriccola protagonista con maggior cinismo e disincanto. Tuttavia, in entrambi i film offrono un ritratto impietoso della vita di provincia e della piccola borghesia, una realtà dipinta come un luogo di ipocrisia e conformismo che soffoca le aspirazioni individuali.

A interpretare la coppia principale sono Alain Delon e Sonia Petrova, autori di due prove eccezionali; non sfigura nemmeno il cast dei comprimari, che può contare su nomi del calibro di Adalberto Maria Merli (noto anche per la sua attività di doppiatore, sua ad esempio è la voce del Frankie Dunn di Clint Eastwood in Million Dollar Baby ), Giancarlo Giannini , Lea Massari, Renato Salvatori e Alida Valli. Proprio Valli impersona la madre di Vanina, donna dall’aspetto e dai modi volgari, un ruolo all’apparenza lontano dalle corde dell’attrice nota soprattutto per aver dato vita sul grande schermo a donne dotate di grande fascino e nobile portamento (si vede la sua performance nel risorgimentale Senso di Visconti).

 

Alida Valli in La prima notte di quiete.

 

I protagonisti della tragedia

Un’analisi del film di Zurlini non può che partire, a parere di chi scrive, dal personaggio interpretato da Alain Delon. Fin dalle prime battute, il suo Dominici si delinea come un uomo tormentato, tanto nei comportamenti quanto nell’aspetto. Indossa costantemente un cappotto di cammello – appartenuto nella realtà allo stesso Zurlini – che diventa quasi un’estensione del suo disagio interiore. Delon ebbe un rapporto conflittuale con il regista durante le riprese, per diverse ragioni, tra cui anche il suo ruolo di produttore: in tale veste, intervenne pesantemente sul montaggio dell’edizione francese del film, oltretutto senza il consenso di Zurlini.

Come nel caso di Valli, Zurlini priva l’attore francese dell’aura di sex symbol duro e puro che ha contribuito alla sua fama (oltre alle indubbie qualità recitative), riuscendo tuttavia a conservarne intatto il carisma eccezionale. Altrettanto sventurata appare agli occhi dello spettatore la Vanina di Sonia Petrova, giovane donna dal fascino magnetico, all’apparenza fragile e innocente, il cui nome richiama la protagonista di un racconto storico di Stendhal , citato anche nel film.

Come Dominici, anche Vanina è impelagata nelle paludi dell’esistenza e per lui diventerà la speranza di una vita diversa, una via di fuga dalla disillusione quotidiana.

 

Valerio Zurlini e Alain Delon sul set del film.

Un film letterario

La prima notte di quiete è d’altronde un film profondamente letterario sin dalla sua genesi, in quanto nato da una saga romanzesca dello stesso Zurlini – mai terminata – che doveva raccontare le vicende di una nobile famiglia italiana legata all’Africa orientale in epoca fascista.

Anche i contenuti della produzione del cineasta bolognese parlano il linguaggio della letteratura, con continue citazioni e rimandi al mondo delle lettere.

Già il titolo allude a un verso di Johann Wolfgang Goethe, stando a quanto affermò lo stesso regista parlando del suo film; in una delle scene più celebri del film, Dominici declama l’incipit del canto XXXIII del Paradiso dantesco, mentre mostra a Vanina l’affresco della Madonna del parto realizzato da Piero della Francesca alla metà del ‘400 e visibile a Monterchi, in provincia di Arezzo (l’affresco sarebbe poi comparso anche in Nostalghia, film del 1983 diretto dal cineasta Andrej Tarkovskij). Non mancano infine riferimenti ad autori del calibro di Alessandro Manzoni e William Shakespeare.

A ben vedere, anche i protagonisti rivelano la loro natura letteraria, essendo paragonabili a eroi tragici circondati da esseri meschini e moralmente corrotti; la loro tristezza e solitudine deriva proprio dal fatto di non essere compresi dal mondo in cui vivono, anime romantiche e maledette che proveranno a riscattarsi attraverso l’amore che provano l’uno per l’altra.

Tuttavia, la loro lotta contro un destino che sembra irrimediabilmente segnato non ha possibilità alcuna di vittoria, come insegna l’amaro finale, conseguenza ineluttabile di vite già compromesse.

Sonia Petrova e La Madonna del parto di Piero Della Francesca alle sue spalle.

 

Prima di dirigere questo film, Zurlini veniva dagli insuccessi dei suoi due precedenti film, Le soldatesse e Seduto alla sua destra, quest’ultimo film d’ispirazione evangelica e politica, presentato a Cannes nel 1968 (edizione che s’interruppe prima della sua naturale conclusioni per le forti proteste legate al Maggio francese) senza ottenere i favori di critica e pubblico.

Nonostante ciò, La prima notte di quiete è senza dubbio uno dei più bei film italiani risalenti agli anni ’70, un pezzo di bravura che, parlando d’amore e di dolore, conquista lo spettatore dal suo incipit romantico fino alla sua ultima scena.

 

Marco Batelli

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