I NOSTRI FILM DEL 2025

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Data di pubblicazione: 29/01/2026

Ogni anno, quando arriva il momento di tirare le somme, il cinema si trasforma in un campo minato: entusiasmi precoci, delusioni tardive, recuperi dell’ultimo minuto e giudizi che cambiano forma all’ultima visione. È proprio da questa instabilità che nasce la selezione dei dieci migliori film dell’anno secondo la redazione di Effetto Rashomon.

Come ormai ben sapete, Effetto Rashomon non crede nel punto di vista unico. Al contrario, parte dal presupposto che ogni film viva di interpretazioni plurali e che il valore critico emerga proprio dall’attrito tra sguardi diversi. La nostra selezione non è dunque il frutto di una linea editoriale monolitica, ma il risultato di un confronto tra visioni, sensibilità e idee di cinema spesso divergenti, e altrettando spesso inconciliabili.

Per arrivare a questa selezione, ogni redattore e redattrice ha stilato una classifica personale dei dieci film del 2025, ordinandoli dal primo al decimo posto. A ciascuna posizione è stato assegnato un punteggio preciso: 10 punti al film classificato al primo posto, 9 al secondo, 8 al terzo, e così via, fino a 1 punto per il decimo.

Incrociando tutte le classifiche individuali, abbiamo sommato i punti ottenuti da ciascun titolo. Ne è emersa una graduatoria finale che premia non solo i film capaci di conquistare prime posizioni entusiaste, ma anche quelli che, pur senza dominare, hanno saputo imporsi come presenze solide, ricorrenti, difficili da ignorare.

1.⁠ ⁠The Brutalist – Brady Corbet
2. Una battaglia dopo l’altra – Paul Thomas Anderson
3. The Shrouds – Segreti sepolti – David Cronenberg
4. Here – Robert Zemeckis
5. Pomeriggi di solitudine – Albert Serra
6. Bugonia – Yorgos Lanthimos
7. L’uomo nel bosco – Alain Guiraudie
8. Sentimental Value – Joachim Trier
9. Un semplice incidente – Jafar Panahi
10. Father Mother Sister Brother – Jim Jarmusch
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Troviamo film che si sono imposti per polarizzazione, opere che hanno attraversato l’anno come certezze granitiche e altre che sono cresciute lentamente, fino a trovare spazio nel bilancio finale.

Quella che segue non è quindi una semplice classifica, ma il punto di arrivo di un discorso critico aperto. Un invito a ripercorrere il 2025 cinematografico per capire perché certi film continuano a parlarci più di altri, anche (e soprattutto) quando non siamo tutti d’accordo.

Posizione 1 di 7

1. Una battaglia dopo l’altra – Paul Thomas Anderson
2. The Shrouds – Segreti sepolti – David Cronenberg
3. Pomeriggi di solitudine – Albert Serra
4. L’uomo nel bosco – Alain Guiraudie
5. Here – Robert Zemeckis
6. Remake – Ross McElwee
7. The Brutalist – Brady Corbet
8. Lo Straniero – François Ozon
9. After the Hunt – Luca Guadagnino
10. Father Mother Sister Brother – Jim Jarmusch

“Pensa alle onde del mare” dice il maestro Sensei (Benicio del Toro) a Willa (Chase Infiniti).

Chiudendo gli occhi e pensando a una delle sequenze più significative del 2025 la mente non può non andare al sali e scendi sulle strade californiane nell’inseguimento finale di Una battaglia dopo l’altra. Un movimento che richiama, appunto, le onde del mare che si infrangono sugli scogli di un cinema bigger than life, capace di condensare in una giornata una vita intera e trasformare in epica una storia semplicissima.

Un modo di pensare e filmare il tempo che crede nel cinema come dispositivo capace di vincere la sfida contro la morte e cristallizzarsi nella storia.

Come in modo ben più radicale avviene in The Shrouds e Here, film dove la macchina da presa attraversa la Storia per riflettere sul peso specifico delle immagini che la compongono.

E, di conseguenza, anche Pomeriggi di solitudine, Remake e The Brutalist si inseriscono – seppur in modo diverso fra loro – in questo mare dove è il respiro a contare e non l’immediatezza digitale dei tempi odierni.

Così Lo straniero, L’uomo nel bosco e Father Mother Sister Brother diventano tre film capaci di intraprendere un’indagine sul significato di verità oggi in relazione alle immagini a cui siamo sottoposti quotidianamente.

E After the hunt, semplicemente, perché è la radiografia della società del vittimismo da social in cui viviamo.

[Emanuele Antolini]

Nell’immagine: Una battaglia dopo l’altra

1. Here – Robert Zemeckis
2. Maria – Pablo Larrain
3. The Brutalist – Brady Corbet
4. L’uomo nel bosco – Alain Guiraudie
5. Mission Impossible: The Final Reckoning – Christopher McQuarrie
6. Remake – Ross McElwee
7. Yes – Nadav Lapid
8. The Shrouds – David Cronenberg
9. Una battaglia dopo l’altra – Paul Thomas Anderson
10. The Life of Chuck – Mike Flanagan

Nello scegliere questi dieci titoli ho preferito privilegiare le uscite in sala in Italia nel 2025.

Se Here di Robert Zemeckis è un’opera sperimentale, che re-inventa il cinema partendo dalla nostra memoria di spettatori, Maria al contrario evoca i fantasmi del cinema classico (Viale del TramontoVertigo su tutti) per raccontare il dramma di una donna costretta a convivere col proprio smisurato talento (ma anche: di un’immagine privata che non riesce più ad essere all’altezza di un’immagine pubblica).

Le uniche due eccezioni che mi sono concesso sono due film che una distribuzione italiana, al momento, non ce l’hanno. Uno, Remake, è (come Here) un film sulla memoria di uno spettatore, che qui però è anche un regista e un padre (Ross McElwee) che dopo aver perso il figlio per overdose si ritrova a confrontarsi con le immagini che questo ha lasciato dietro di sé.

L’altro è Yes, opera con cui il regista israeliano Nadav Lapid osserva sconsolato l‘imbarbarimento di un popolo che ha scelto di voltare le spalle ad ogni forma di umanità, trovando in una forma irrequieta e sperimentale la possibilità del cinema di raccontare la tragedia anche al di fuori del registro realistico-documentaristico. Un grande film che vi invito a cercare, ovunque possiate trovarlo.

[Giuseppe Bargagnati]

Nell’immagine: Yes

1. The Brutalist – Brady Corbet
2. Una battaglia dopo l’altra – Paul Thomas Anderson
3. Sentimental Value – Joachim Trier
4. Un semplice incidente – Jafar Panahi
5. Pomeriggi di solitudine – Albert Serra
6. Dreams (Sex Love) – Dan Johan Haugerud
7. Die My Love – Lynne Ramsay
8. Bugonia – Yorgos Lanthimos
9. The Shrouds – Segreti sepolti – David Cronenberg
10. Oh, Canada – I tradimenti – Paul Schrader

Per come si sta evolvendo il cinema ultimamente, scegliere dieci film che hanno segnato il mio anno significa sempre più riconoscere un filo comune, piuttosto che compiere un mero esercizio di gusto.

Tutte queste scelte sono accomunate da un’idea di cinema come spazio di scontro e di confronto, in cui i personaggi sono costantemente in lotta con strutture e sovrastrutture — politiche e affettive — più grandi di loro, attraverso forme spesso spigolose e radicali.

Gli autori di questi film lavorano frequentemente per sottrazione, affidandosi a due elementi fondamentali: lo spazio e il corpo. Entrambi vengono esasperati e, molto spesso, le conseguenze del primo finiscono per ricadere sul secondo.

C’è poi il trait d’union più forte: l’amore, declinato in tutte le sue forme, come forza distruttiva e lontana da qualsiasi idealizzazione. Un’idea di cinema che rivendica l’incompletezza e la solitudine come valori, proprio mentre la società spinge l’essere umano verso una ricerca ossessiva della perfezione.

[Jacopo Troise]

Nell’immagine: The Brutalist

1. The Brutalist – Brady Corbet
2. Una battaglia dopo l’altra – Paul Thomas Anderson
3. Bugonia – Yorgos Lanthimos
4. Un semplice incidente – Jafar Panahi
5. A real pain – Jesse Eisenberg
6. Soundtrack to a coup d’etat – Johan Grimonprez
7. Orwell: 2+2=5 – Raoul Peck
8. Mr. Nobody against Putin – Pasha Talankin e David Borenstein
9. Rashid, l’enfant de Sinjar – Jasna Krajinovic
10. La voce di Hind Rajab – Kaouther Ben Hania

Fiction e documentari, due modi di presentare una storia con e senza il filtro della messinscena
che, talvolta, è quasi impalpabile. I film scelti condividono un gesto comune: interrogano le
strutture – politiche, narrativo-mediatiche, emotive – che di solito diamo per scontate o che ci
aspettiamo funzionino in un certo modo e le incrinano. Relazioni umane d’amore e di amicizia,
verità oggettive e soggettive come cardini.

In The brutalist uomo e architettura si confondono, risultando in ciò che non rispecchia i canoni e
che la società, sospettosa del nuovo e del diverso, prova a demolire. Un atteggiamento collettivo
tristemente attuale.

Il cinema feroce e grottesco di Bugonia mette a nudo i meccanismi del potere e della
manipolazione. Questi distorcono la realtà, inerme manichino mascherato da narrazioni politiche e
mediatiche che vengono investigate da Soundtrack to a Coup d’État e Orwell: 2+2=5: vaghi
richiami al Propaganda di Slavko Martinov ma decisamente più strutturati.

Seguendo la strada della resistenza a una politica repressiva, incontriamo il tentativo individuale di
Mr. Nobody Against Putin e quello più corale di Un semplice incidente che, con una commedia,
critica aspramente il regime iraniano e ribadisce che “l’odio chiama l’odio”.

La voce di Hind Rajab e Rashid, l’enfant de Sinjar rafforzano questo concetto e riportano la
discussione sulle vite spezzate dai conflitti, sul dramma di un’infanzia violenta, con uno sguardo
talmente intimo che le distanze spariscono.

Il viaggio nel vissuto emotivo di A Real Pain di Eisenberg chiude il cerchio, mostrando l’empatia
verso l’altro come tassello fondamentale per costruire relazioni sincere.

[Morena Falcone]

Nell’immagine: Orwell: 2+2=5

1. The Shrouds – Segreti sepolti – David Cronenberg
2. Generazione romantica – Jia Zhangke
3. Here – Robert Zemeckis
4. L’uomo nel bosco – Alain Guiraudie
5. The Mastermind – Kelly Reichardt
6. Scomode verità – Mike Leigh
7. Fuori – Mario Martone
8. Pomeriggi di solitudine – Albert Serra
9. Oh, Canada – I tradimenti – Paul Schrader
10. Una viaggiatrice a Seoul – Hong Sang-soo

Un unico criterio, oltre a un’idea di cinema che affido, senza commenti, ai dieci titoli e alle loro possibili relazioni: soltanto film (recenti) che nel 2025 hanno raggiunto le sale italiane per la prima volta.

[Mattia Gritti]

Nell’immagine: The Shrouds – Segreti sepolti

1. Una battaglia dopo l’altra – Paul Thomas Anderson
2. The brutalist – Brady Corbet
3. No other choice – Park Chan Wook
4. Train dreams – Clint Bentley
5. Bugonia – Yorgos Lanthimos
6. Pomeriggi di solitudine – Albert Serra
7. 28 anni dopo – Danny Boyle
8. The life of Chuck – Mike Flanagan
9. Presence – Steven Soderbergh
10. Sentimental Value – Joachim Trier

Denuncia, intrattenimento, introspezione, sperimentazione.
Sono fattori che da sempre ricerco, ammiro e amo nelle opere cinematografiche in cui scelgo di imbattermi.

E così, in questo 2025, non ho potuto far altro che perdermi nell’opera – forse – più speranzosa di Paul Thomas Anderson. Un film che invita alla lotta, alla condivisione dei sogni e del dolore e, soprattutto, alla fiducia nel futuro.
Corbet e il suo Brutalist marmoreo, titanico e lancinante, mi hanno cambiato (o insegnato?) una nuova prospettiva su un tema – curiosamente – molto attuale. E se un film riesce in questo, non è affatto cosa da poco.

Da appassionato di horror e zombi, potevo esimermi dal segnalare nella selezione il ritorno del duo Boyle/Garland al racconto dei morti che camminano sulla terra? Un principio di evoluzione del tema davvero interessante, con montaggi alternati che mi hanno lasciato a bocca aperta e un Ralph Fiennes monumentale.

Scrittura e regia sono il pane di Chan-wook, in un titolo che andrebbe segnalato nei manuali di cinema. Risata amara e lacrime si fondono in una denuncia sociale dedicata a chi non ha grandi possibilità di scelta per sopravvivere: un commento che, mutatis mutandis, non cade troppo lontano dall’ultima produzione di Lanthimos.

Il lavoro sulla forma e sul sovvertimento delle prospettive di Serra e Soderbergh mi ha entusiasmato; Train Dreams, Sentimental Value e The Life of Chuck sono film che fanno respirare l’anima.

[Marco Piva]

Nell’immagine: No other choice

1. Sentimental value – Joachim Trier
2. Nouvelle Vague – Richard Linklater
3. Sound of falling – Mascha Schilinski
4. Father mother sister brother – Jim Jarmusch
5. Resurrection – Bi Gan
6. Un semplice incidente – Jafar Panahi
7. Miroirs n.3 – Christian Petzold
8. Lo straniero – Francois Ozon
9. Bird – Andrea Arnold
10. La voce di Hind Rajab – Kaouther Ben Hania / The Brutalist – Brady Corbet

Per me le classifiche sono un “gioco di consigli”: dieci film che difenderei e che vorrei fossero visti, sapendo che domani potrei cambiare idea e vergognarmi clamorosamente delle esclusioni. Fa parte del gioco: quando si restringe a dieci, non basta essere “importanti per l’annata”, devono essere opere con cui, per linguaggio, temi e sguardo, si entra in piena risonanza.

È anche il motivo per cui quest’anno ho lasciato fuori pesi massimi come Una battaglia dopo l’altra e Marty Supreme. Li riconosco, li capisco, ma finiscono per rimanere di più titoli e linguaggi che sento più vicini.

Mi dispiace poi per alcune assenze: non ho ancora recuperato Generazione romantica, Pomeriggi di solitudine e The Mastermind, tre film che sospetto avrebbero scombinato parecchio la top. Così come restano fuori di pochissimo The Smashing Machine, Silent Friend e Giovani Madri.

Dentro, invece, ho voluto tenere una lista eterogenea tra uscite in sala, Cannes, Venezia e Torino: un film piccolo come Bird; uno imperfetto ma necessario come The Voice of Hind Rajab; e, in un anno di grandi ritorni, quelli che secondo me aggiungono davvero qualcosa al proprio percorso – Linklater, Jarmusch, Panahi. In cima non poteva che esserci il film più bergmaniano dell’anno: Sentimental Value. Su quello, sì, ho pochi dubbi.

Ora torno a fissare la mia classifica ripensando agli esclusi come Gustav che fissa il mare nel frame che ho scelto.

Nell’immagine: Sentimental Value

Posizione 1 di 7