Hex – Metal is war│Recensione

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Data di pubblicazione: 09/06/2026

Norvegia, XVII secolo. In un tribunale si sta svolgendo il processo a Nikoline, Victoria e Johanna, le tre componenti della band black metal Witch Club Satan accusate di stregoneria.
Passare dal non saper minimamente suonare uno strumento alla partecipazione ai più importanti festival musicali in giro per il mondo – il tutto in poco più di tre anni – sembrerebbe un fatto inspiegabile, se non se non fosse per l’operato di streghe che hanno stretto un patto maledetto, un hex.

I testimoni si succedono, c’è chi le difende e chi, al contrario, le attacca, si alternano critici musicali, organizzatori di eventi, artisti e maestranze varie del settore musicale. Sedute al banco degli imputati, le tre ascoltano tutto, noi spettatori ascoltiamo tutto, chiedendoci: “Ma non doveva essere un documentario musicale?”.

E infatti questo è un brillante escamotage narrativo che apre il doc su una delle band più dirompenti degli ultimi anni.

 

Quello delle Witch Club Satan è un progetto chiaramente politico-musicale che irrompe con frastuono in un ambiente a partecipazione quasi esclusivamente maschile, quello della scena musicale black metal.
Femminismo e femminilità si uniscono e trovano la massima espressione nel genere musicale che forse più di tutti permette di osare.
Esprimersi e osare, esattamente ciò che era “suggerito” non fare alla generazione di donne (anni ’50-’60) a cui appartengono le mamme delle tre protagoniste.

La rivendicazione della libertà di espressione in qualunque sua forma – verbale, corporea, sessuale, artistica – si contrappone alla repressione, al rogo più o meno metaforico di donne che non rimanevano e non rimangono entro confini stabiliti esternamente.
La riappropriazione della parola strega avviene a suon di note abrase, figure ritmiche ripetitive; performance crude con capelli, saliva, sangue diventano quasi cerimoniali per riconnettersi alle origini, alle antenate date alle fiamme.

Oltre a essere coinvolgente per la caparbietà con cui le tre artiste portano avanti il loro progetto, il documentario di Maja Holand è estremamente poetico.
Il mare viene presentato come elemento naturale che meglio incarna il black metal (nonostante questo venga spesso associato alle foreste) per il suo essere incontenibile, incontrollabile, per il ritmo ipnotico che porta quasi a uno stato di trance.
Per l’impossibilità di sostenere un dialogo e, così, con il metal delle Witch Club Satan: non puoi discutere con la loro musica, ne verrai sovrastato.

“Metal is war.”

 

Tons of Rock, Roskilde Festival, i più grandi eventi della scena rock hanno visto la partecipazione delle Witch Club Satan fin da subito, senza che queste avessero neanche pubblicato il loro primo album.
Da lì il percorso è stato in ascesa, nonostante questo non sia stato privo di ostacoli rappresentati principalmente da chi, ignorando l’aspetto dell’attivismo, ha da sempre criticato la musica del gruppo per ragioni a volte tecniche, a volte puramente sessiste.

Chi, invece, ha colto la forza delle loro performance, andando oltre l’iniziale (e oggettiva) inesperienza con cui le artiste imbracciavano gli strumenti musicali, ne ha amplificato la voce, permettendo al collettivo musicale di farsi conoscere nel mondo e dando alle componenti stesse una ragione per andare avanti.
Anche il film Hex diffonde il messaggio del gruppo artistico e, per farlo, sfrutta bene il mezzo cinematografico puntando molto sull’estetica (funzionale e non sterile) della band.

Hex è un film originale nel panorama dei documentari musicali che merita una visione anche da chi non è particolarmente avvezzo al black metal.

Voto: 7.5

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