Magic Atlas- Scoprire l’arte di Sun Xun│Recensione
Data di pubblicazione: 15/08/2026
L’artista cinese Sun Xun nasce nel 1980 a Fuxin, città mineraria nella Cina settentrionale specializzata nell’estrazione del carbone, a pochi anni dalla fine della Rivoluzione Culturale. Volendosi dedicare al cinema già da giovane studente d’arte, ma non essendo in grado di permettersi una videocamera, Sun Xun decide di disegnare le sue storie, creando così le sue prime animazioni. Il suo primo corto Shock of Time (2006), finalizzato un anno dopo il diploma, è realizzato disegnando a inchiostro su dei giornali degli anni ’50 e ’60: fin dall’utilizzo dei materiali, dunque, è evidente che l’arte di Sun Xun abbia al centro una riflessione problematica sull’eredità della storia.
Questa tecnica viene replicata anche in Magic Atlas, suo esordio nel lungometraggio presentato a Locarno 79, nella sezione Cineasti del Presente, in cui a un certo punto dei giornali della Germania Ovest dell’epoca della Guerra Fredda fanno da sfondo a una conversazione dal contenuto enigmatico.
Il successo del suo primo lavoro ha garantito a Sun Xun i fondi per aprire un proprio studio di animazione, Pi, con cui negli anni ha realizzato una ventina di cortometraggi. Nel frattempo, le sue opere sono state esposte nei principali musei al mondo, dal Met al Guggenheim, e l’idea di un lungometraggio animato, quello che quest’anno è finalmente diventato Magic Atlas, ha iniziato a prendere forma.
La scala del progetto era però troppo grande per essere affrontata con le sole forze dello studio Pi, che contava appena cinque dipendenti. Partendo da un finanziamento di un milione di dollari forniti dalla miliardaria australiana Judith Neilson della Sydney’s White Rabbit Gallery (a cui il film è dedicato), Sun Xun ha continuato a finanziare il film vendendo le proprie opere d’arte per raccogliere fondi.

Questo progetto gigantesco, costato alla fine più di 5 milioni di dollari e che ha visto il coinvolgimento di oltre 500 studenti d’arte nel corso di 10 anni di lavorazione, nel 2026 ha finalmente visto la luce. Magic Atlas prosegue la riflessione di Sun Xun sulla Storia (e, anche se non viene mai affermato esplicitamente, sulla Storia del suo paese), dandole i contorni di una distopia orwelliana di ambientazione steampunk.
In un futuro imprecisato, un apprendista di nome Xiao Zhi si muove nel tempo e nello spazio in una continua reincarnazione. La sezione centrale di Magic Atlas è ambientata nell’Impero del carbone di Luocha, comandato segretamente da una cerchia di animali antropomorfi che impediscono agli uomini di volare, sorvegliandoli dal’alto tramite orde di zanzare biomeccaniche, e li forzano a dimenticare il passato.
Da questi scarni elementi narrativi risulta già evidente come le esperienze personali di Sun Xun abbiano plasmato il mondo di Magic Atlas. Per di più, la trama del film ruota intorno ad una misteriosa mappa, che raffigurarebbe un altro mondo nascosto dietro quello che è immediatamente visibile agli occhi. Ovvero, una dichiarazione esplicita dell’intento allegorico dell’opera che stiamo guardando.

Sun Xun ha le stimmate del visionario più che del narratore. Nel suo farraginoso sviluppo, Magic Atlas fonde lo spiritualismo buddista con 1984, la critica sociale con il metacinema, riuscendo però (almeno per chi scrive) a tenere sempre incollato lo spettatore tramite un dispiegamento prodigioso di tecniche di animazione sbalorditive. Si passa quindi dalla xilografia alla pittura, dai riferimenti all’arte orientale alla pittura contemporanea e alle miniature persiane, in un continuo gioco al rialzo che fa leva sul senso di meraviglia.
Ogni immagine è lavorata manualmente, lontana anni luce da qualunque standardizzazione, portatrice di uno sguardo fieramente non omologato. Il film che ne risulta è un criptico puzzle che non chiede di essere decifrato, quanto piuttosto di diffidare dei significati immediati, di spingerci a interrogarci su ciò che si cela al di là.
Un’opera misteriosa e incredibilmente affascinante di un artista che non potremo dimenticare facilmente.
Voto: 8
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