The Basics of Philosophy – Spinoza e Schrader │Recensione
Data di pubblicazione: 14/09/2026
Repetita iuvant. Per Paul Schrader, forse, la ripetizione coincide con la ricerca di un’essenzialità cinematografica capace di rendere ogni inquadratura sufficiente a sé stessa. Come un gesto folle di un’artista intento a ricreare sempre la medesima opera d’arte per migliorarla.
Ecco allora che The Basics of Philosophy ripropone un canovaccio tipicamente schraderiano: un uomo tormentato dai demoni del passato è costretto, all’improvviso, a rispondere delle proprie colpe. Ritornano la camera da letto spoglia di qualsiasi ornamento, il voice over implacabile che sembra pronunciare sentenze di morte e il desiderio di una redenzione che passa ancora una volta attraverso l’amore.
Al diario di ascendenza bressoniana, questa volta il professore protagonista di The Basic of Philosophy sostituisce la stesura di un saggio su Spinoza, affidandosi al razionalismo filosofico nel tentativo di comprendere l’atto criminale commesso in passato. Cerca una ragione, dunque, o forse soltanto una giustificazione.
Il professore interpretato da un anonimo Jack Huston è infatti un uomo senza qualità, la cui carriera è stata determinata dalla volontà paterna, così come gran parte della sua vita privata. Non è certo un caso che sia proprio la frustrazione a guidarne le azioni: quella di un individuo incapace di sottrarsi alle scelte compiute per lui e perennemente imprigionato in una formazione calvinista che appartiene al cinema di Schrader. Sembra quasi che la scrittura del saggio su Spinoza non serva a scandagliare la propria coscienza, come avveniva nei precedenti film del regista attraverso il diario, quanto piuttosto a risalire alla concatenazione di eventi e passioni che lo hanno condotto al crimine, trasformando così il senso di colpa in necessità.
Lo studio del filosofo olandese non è ovviamente casuale dato che per Spinoza l’uomo crede di possedere il libero arbitrio soltanto perché è consapevole delle proprie azioni, mentre ignora le cause che lo spingono a compierle. Ma comprendere tali cause equivale davvero ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni oppure può diventare una forma più sofisticata e subdola di autoassoluzione? Schrader pone chirurgicamente il razionalismo di Spinoza in conflitto con il proprio immaginario calvinista, facendo scontrare la comprensione con il giudizio, la conoscenza di sé con il desiderio di redenzione. The Basics of Philosophy appare quasi come una seduta psicanalitica fuori tempo massimo proprio per come è in grado di mantenere l’ambiguità morale del protagonista come nodo nevralgico della narrazione, come se appartenesse a un cinema d’altri tempi sospeso tra una materia emotiva pronta a deflagrare e una messa in scena che, al contrario, la trattiene dentro un rigore quasi assoluto.
È lecito che possa fare storcere il naso un film simile, tra sottotrame noir che vengono lasciate in sospeso e digressioni moralmente ambigue, ma le domande a cui Schrader ci sottopone sono tutt’altro che banali sebbene figlie dei tormenti che caratterizzano l’uomo fin dalla sua alba. Forse, dunque, era già tutto racchiuso nel titolo, come a voler ricercare le fondamenta della nostra coscienza morale.
Produce e presenta il film Martin Scorsese.
Voto: 7
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