Il senso della terra│Recensione

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Data di pubblicazione: 08/09/2026

Cosa resta di una manciata di terra destinata alle profondità degli abissi, arrivata invece sul tavolo autoptico attraverso un inerme veicolo di carne?
Dove finiscono le identità, i sogni e le memorie di coloro che sono partiti per un viaggio senza ritorno e senza arrivo?

Il senso della terra, cortometraggio di Alessandro Ingaria e Simone Massi – fuori concorso nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia 2026 – si pone l’obiettivo di ricordare le migliaia di volti e nomi svaniti nel nulla, come sabbia dispersa in mare, durante le traversate della speranza tentate nelle acque del Mar Mediterraneo da donne, uomini, bambini.

Attraverso un frammento di una giornata qualunque – una delle tante – di un’anatomopatologa (Valentina Carnelutti), il film prodotto da Abisso Studio mette in scena l’ennesimo viaggio spezzato di un migrante annegato prima di raggiungere la terra, così diversa e distante dalla sua, di cui porta in tasca un frammento, simbolo di memoria e dolore.

 

Mediante il bianco e nero della fotografia di Jona Salcher, alle animazioni di Simone Massi e Tamara Tantalo, la fugace immersione cinematografica (14′ di durata) de Il senso della terra assume connotati dolorosi, colmi di dignità e lontani da patetismi grossolani.
Il risultato finale ha l’aspetto di un tassello di un gigantesco e mostruoso mosaico, destinato a rimanere frammentario, popolato da volti senza nome, storie personali sfumate nell’anonimato e vite spezzate all’improvviso.

Lo sguardo del cinema – e di coloro che gli danno vita – diventa ancora una volta antidoto, denuncia, e osservazione che si concretizza in memoria.

Voto: 7

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