Alphabet Lane – Leggere tra le righe l’amore│Recensione
Data di pubblicazione: 05/10/2026
È indubbia la fascinazione che i territori bucolici esercitano su chi proviene dalle grandi città. Il miraggio della “vita lenta” che da qualche anno flagella i social media, come se la campagna risolvesse l’inquietudine data dal “fare” ormai assopita dalla nostra società ultra performativa. C’è, quindi, uno sguardo inevitabilmente distorto, che finisce per ingannare chi ha la possibilità di scegliere, lasciandosi alle spalle le piattaforme di cemento a favore dei manti erbosi ancora vergini dal passare della falce edile dell’uomo.
Questa possibilità l’hanno avuta anche Anna e Jack, protagonisti di Alphabet Lane, esordio nel lungometraggio di James Litchfield, in concorso al Torino Underground Cinefest.
La coppia lascia Sydney per vivere tra i grandi spazi aperti dell’Australia, ma proprio quell’orizzonte apparentemente senza confini finisce per disorientarne la percezione della realtà.
Per combattere un isolamento tanto cercato quanto soffocante, Anna e Jack inventano una corrispondenza postale con alcuni personaggi fittizi della comunità in cui si sono trasferiti, fino a confondere i piani della realtà e della finzione.
Siamo dalle parti della commedia dell’assurdo in Alphabet Lane, grazie a un registro grottesco gestito sapientemente da Litchfield: se da una parte abbiamo una sequela di menzogne sempre più ampie – e per questo potenzialmente pericolose – dall’altra parte lo stile di vita “lento” si contrappone alla ricerca spasmodica della vita sociale della coppia.
La narrazione procede senza brusche accelerazioni, accompagnando la coppia in una flemmatica e inesorabile discesa nell’assurdo. Un andamento che rispecchia la dilatazione del tempo sperimentata dai protagonisti: venuti meno i ritmi cittadini, entrambi faticano a riconoscersi nella vita che hanno scelto. È nella scrittura dei personaggi immaginari che Anna e Jack possono riversare le proprie insoddisfazioni, dando forma a ciò che nella relazione rimane inespresso. Il tempo ritrovato permette finalmente di riflettere, ma rende anche più difficile ignorare le distanze che li separano. La corrispondenza diventa così uno spazio di intimità indiretta, nel quale parlare attraverso altre voci consente di esporsi.
Si può leggere Alphabet Lane come un film d’amore, e a confermarlo è forse anche il finale. Dalla solitudine e dallo spaesamento di un luogo sconosciuto, la coppia ritrova pian piano nel gusto delle parole la possibilità di un nuovo inizio. Litchfield mette così in scena anche una dichiarazione d’amore alla letteratura, alla sua capacità di dare forma a sentimenti che ancora non sappiamo come comunicare.
Voto: 6.5
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