Send Help – Capitale, vuoi sposarmi? │Recensione
Data di pubblicazione: 09/02/2026
Due movimenti della macchina da presa rivelano le due personalità di Linda Liddle, vulcanica protagonista di Send Help, film che segna il ritorno per Sam Raimi al cinema horror: da una parte la donna in carriera con la scrivania tappezzata di frasi motivazionali che amplificano i bignami da mental coach che popolano i social; dall’altra, nel salotto di casa sua, una serie di libri che ne mostrano la passione per i prodotti survival, per i “man vs nature” o l’arte di arrangiarsi in situazioni al limite.
Siamo dalle parti del leitmotiv che campeggiava in Soldi Sporchi dello stesso regista secondo cui “a volte le brave persone fanno cose orribili”, ma rivisitato seguendo la lotta di classe che, per dirla alla Marracash, ci vede “tutti quanti concorrenti”. Non è più tempo però del borghese che si scaglia con superiorità verso l’operaio. Oggi anche la persona più brillante dell’ufficio deve soccombere alle regole di una nuova me generation dove è la forma a imperare sul contenuto.
Il ritorno a uno stato primitivo su un’isola deserta, in seguito di un disastro aereo, rimescola ogni equilibrio sociale tra Linda e il rampante figlio di papà, CEO dell’azienda per cui la nostra protagonista lavora. Come avveniva nel terzo atto di Triangle of Sadness il dipendente domina sul capo, solo che a differenza del film di Ruben Östlund l’obiettivo non è il ribaltamento dei ruoli bensì l’integrazione, il sogno di un’uguaglianza, l’utopia della promozione in base al merito, la scoperta di un’isola che non c’è.

Un film, Send Help, che è una caricatura del presente, una parodia dei reality survival mescolata all’ironia fumettistica di Raimi. Il ritmo è frenetico, con tanto di lotta contro cinghiali assassini che richiama il cinema ozploitation più trucido, fino ad arrivare a scheletrici cadaveri che entrano in scena come spettri di un ottovolante di un parco divertimenti dell’orrore.
Un gioco al massacro scanzonato, una possibile rom-com con tanto di anello di fidanzamento splendente e un cinico finale che mostra l’anima narcisista imperante dei nostri tempi dove a contare è la messa in vetrina di un vittimismo dilagante.
In Send Help, nonostante il titolo, non c’è salvezza o una possibile redenzione per i peccati commessi nel mondo civilizzato, ma solo la riproposizione di un homo homini lupus granguignolesco dove a trionfare è, ovviamente, il Capitale.
Dal paradise a parasite è un battito di ciglia.
Voto: 7.5
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